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Algemesi 2012

Algemesi (Spagna) – Ad inizio anno, memori di quello che avevamo vissuto nel settembre 2010,  aspettavamo con ansia l’invito di  I.A.E. (Intervención, Ayuda y Emergencias) per partecipare all’esercitazione che avrebbe proposto. Già vi anticipiamo che la realtà ha superato di gran lunga ogni più rosea previsione.

Le difficoltà non sono mancate fin dall’avvio della fase preparatoria: non si sarebbe trattato di una semplice esercitazione, ma di una vera e propria simulazione di intervento in uno scenario colpito da una scossa di terremoto del 7° grado della scala Richter. Una seconda difficoltà era costituita dai destinatari dell’iniziativa che era stata riservata a squadre di soccorso USAR (Urban Search And Rescue) in grado di operare secondo le procedure dello standard INSARAG (International Search and Rescue Advisory Group) e non a semplici gruppi cinofili.

Detto, fatto. Per non rinunciare ad un appuntamento per noi importante, abbiamo immediatamente incrementato il percorso formativo della squadra USAR che da un anno stiamo attuando, attingendo volontari e competenze dal Gruppo Comunale di Protezione Civile di Noale che, da tempo, aveva scelto di addestrarsi con noi.

Dopo una serie di esercitazioni congiunte il momento è arrivato. Carichi di speranze ed entusiasmo la sera del 20 giugno siamo partiti in quattordici alla volta di Algemesì, vicino a Valencia, dove i nostri amici di I.A.E., per metterci alla prova, avevano allestito 7 diversi scenari di intervento in altrettante strutture crollate.

Dopo una giornata di ambientamento dedicata a smaltire la fatica ed il sonno accumulati durante il lungo viaggio (1650 Km) su una interminabile striscia di asfalto interrotta solamente dagli inaffidabili quanto improvvisi caselli autostradali francesi e spagnoli ci siamo consolati con una cena di “pescado” bagnato da abbondante “cerveza” spagnola.

Fatta amicizia in velocità con i componenti dei teams spagnoli, portoghesi, olandesi e francesi, alle ore 18.00 del 21 sono iniziate le procedure di accreditamento e le visite veterinarie per le nostre unità cinofile. Fin da subito ci hanno sorpreso la meticolosità e l’estrema serietà con cui tutti i presenti affrontavano la situazione (oltre 600 persone tra figuranti, soccorritori, sanitari e Protezione Civile locale) non lasciando nulla al caso anche nell’attribuzione degli incarichi più insignificanti. Oserei definire eroici i molti figuranti che per ore si sono infilati nei cunicoli in compagnia di bestiole di vario tipo o su tetti sotto il sole cocente per consentirci di operare in un contesto maggiormente vicino alla realtà.

Pur sapendo che ci attendeva una faticaccia che sarebbe durata ininterrottamente per 24 ore, da bravi italiani avevamo azzardato delle ipotesi di lavoro per capire dove inserire i momenti di pausa e ristoro.

I calcoli semplicisticamente fatti indicavano la presenza di 240 dispersi sotto le macerie da ripartire per 10 squadre che avrebbero operato su sette siti di lavoro per una media di 3 persone  per ogni step di lavoro. Tempo qualche minuto e tutte le nostre previsioni si sarebbero sgretolate sotto i colpi del terremoto.

La prima azione di soccorso (ore 20.15) collocava la nostra squadra in un’area macerie di circa 7000 mq dove ci veniva indicata la presenza di 14 dispersi.

Subito i nostri cani (erano 5 le unità cinofile al seguito) iniziavano il loro lavoro di ricerca che per i nostri ritmi sembrava persino troppo veloce. Infatti in pochi minuti sono sbucati dispersi da tutte le parti seppelliti all’interno di auto sotto le macerie, in pozzi e cunicoli di 40 metri ed ancora sotto metri di lastre di cemento. Una lunga, faticosa e ben organizzata attività di recupero (peraltro molto apprezzata dai responsabili spagnoli perché condotta in sicurezza e con precisione) ci ha permesso di terminare il nostro lavoro così da correre a sostegno degli amici portoghesi del “B.R.E.C.” che, a causa di un tunnel riempito di ogni genere di difficoltà (dai topi alle immondizie) non riuscivano ad estrarre il loro ferito.

Sfiniti ma soddisfatti alle 5 del mattino il nostro team leader dichiarava concluso il lavoro. Eravamo increduli, affamati e stanchi ma, lasciatecelo dire, avevamo realizzato un gran bel lavoro.

Subito però la mente è corsa a pensare: ”E adesso cosa ci aspetta? Ci lasceranno riposare un po’?”.

Rientrati alla base alle 5.15 ci veniva concesso un riposo fino alle 7 ora in cui dovevamo già essere sui mezzi pronti per partire.

Se la prima notte è stata spesa anche a sentire le locomotive che sfrecciavano all’interno delle nostre tende (nessuno ha lesinato nel dare fiato alle trombe), nessuno in queste ultime due ore si è lamentato del poco riposo o degli strani rumori. Infatti, ingurgitato quel che il nostro cuoco aveva messo sulla mensa, tutti sono andati in branda o per terra senza fiatare e tutti, alle 7, erano pronti sui mezzi già carichi e pronti al lavoro.

La seconda azione di soccorso ci ha portato all’interno di una vecchia fornace interamente crollata dove la polvere ed il caldo si sono fatti immediatamente sentire. La particolarità del luogo era costituita dalla difficoltà dei punti di accesso alle aree di lavoro e dall’apparente assenza di nascondigli dove potevano essere occultati i dispersi. I nostri cani hanno fatto il loro dovere scovando i feriti all’interno dei forni di cottura, sugli architravi di cemento a 4 mt di altezza e all’interno delle cappe delle ciminiere utilizzate per la cottura dei mattoni. In questo luogo si è reso anche necessario l’impiego della sonda ottica per la verifica delle intercapedini e delle stanza opportunamente sigillate. In qualche caso si è persino dovuto procedere alla demolizione di solai per il recupero dall’alto del ferito.

Quando tutto sembrava finito ci hanno pensato i nostri amici spagnoli a complicare la situazione segnalando la presenza di altri feriti da recuperare in collaborazione con il loro team.  Sono bastati gli sguardi per capirsi ed iniziare un’azione congiunta e particolarmente critica per il recupero dei feriti.  Comunicazione, coordinamento e spirito di sacrificio hanno permesso ai gruppi che hanno collaborato tra loro il raggiungimento di risultati insperati dando significato concreto alla parola “squadra”.

Al di la della soddisfazione per i risultati conseguiti, penso che a tutti i partecipanti sia rimasta nella mente e nel cuore la collaborazione con gli altri teams (eravamo gli unici italiani) e l’aver concretamente provato cosa significhi azione di soccorso a favore di bisognosi.

Il rammarico: spesso in Italia siamo più attenti al mantenimento delle rendite di posizione che allo spirito di servizio gratuito, all’apparire piuttosto che all’essere e questo ci porta ad escludere, allontanare e a non metterci in discussione per migliorare. Il volontariato,  per come lo intendiamo noi,  è una risorsa che chiede di esserci attivamente ed in modo preparato, non è un gioco di ruolo dove tutti fanno finta di fare qualcosa che può essere utile agli altri. Il volontariato è la presenza di molteplici competenze che con senso civico e spirito di servizio devono integrare le varie forze ed organizzazioni dello Stato e collaborare con loro e non essere lasciato ai margini.

Noi nel 2013 già abbiamo in programma di rifare questa esperienza e con l’aiuto delle istituzioni di riproporla in seguito in Italia. Chi vuole esserci ci contatti perché sarà il benvenuto.

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